Il futuro

Ce lo danno o lo creiamo?

I tempi sono duri, c'è la crisi, il futuro è incerto...

Questo pensiero, che molte volte si traduce in parole e talvolta in (non) azioni, è assai presente in me. E mi pare di capire sia abbastanza diffuso. Ben sapendo che il karma creato dal pensiero è meno greve di quello creato dalle parole e ancora meno di quello creato dalle azioni, ho cercato di limitarmi al pensiero.

Quando da fuori arrivano segnali apparentemente negativi (si veda il post di carlo "ci sono giorni...") il mio pensiero del "non ce la faremo" diventa più presente ancora, più forte. Si nutre di ottime giustificazioni e riempe la testa di preoccupazioni.

Daisaku Ikeda scrive in un libro "è inutile preoccuparsi per cose che, per quanto possiamo preoccuparci, non vengono risolte dalla preoccupazione" (lo scrive meglio, ma io lo riporto così, sorry). Ma non si tratta di semplice pensiero positivo, ottimismo della volontà ecc. Si tratta di sviluppare la fiducia nel proprio valore, nella coerenza tra quello in cui si crede e quelle che si fa. Si tratta di agire per qualcosa di più grande della propria piccola soddisfazione.

E allora mi guardo attorno, vedo l'etica del nostro modo di lavorare, la sincerità e la correttezza (anche negli errori), la convinzione che, per quanto piccole, le nostre azioni comunque condizionano il domani, il futuro. Non solo nostro.

Perché come sarà domani dipende solo da cosa facciamo oggi.

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