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Distanze da superare. I governi rivoluzionari in Messico e la trasformazione culturale di indios e contadini

Nova Americana

L. Giraudo

Negli anni Venti, mentre si costruiva il nuovo stato messicano dopo la lunga fase armata della rivoluzione, la questione dell'integrazione nazionale assunse un carattere di urgenza. I progetti e gli esperimenti dei governi postrivoluzionari e, in particolare, del ministero dell'Educazione pubblica possono essere letti come il tentativo di superare, ed annullare, la distanza culturale tra il Messico urbano, considerato moderno e civile, e il Messico rurale, in gran parte indigeno, considerato primitivo ed arretrato.

Considerando l'esperienza messicana nel contesto latino-americano ed internazionale, l'autrice interpreta il dibattito sull'integrazione nazionale e sulla questione indigena come l'espressione di una nuova consapevolezza derivante dal riconoscimento della realtà eterogenea del paese.

Studiando l'azione sul territorio del ministero e adottando un cambiamento di prospettiva (dal centro alla periferia) mediante l'analisi delle distinte realtà locali, emergono elementi che mettono in discussione l'immagine della rivoluzione e dello stato rivoluzionario.

Le politiche culturali ed educative, che intendevano trasformare la popolazione indigena e contadina, non poterono infatti essere semplicemente imposte, ma dovettero essere interpretate, negoziate e riformulate nell'ambito locale.

Il discorso sulla rivoluzione e la discussione sulla cultura nazionale, elaborati nella capitale federale, erano anche parte di un campo di appropriazioni reciproche, in cui ispettori, maestri rurali e abitanti dei villaggi costruivano strategie e ridefinivano appartenenze etniche e sociali.


2003

€10.00

ISBN 9788887503746

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